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Il viale del ricordo
I protagonisti dell’architettura monumentale nel Cimitero Comunale di Viareggio
Alessandra Belluomini Pucci

Nel 1893 Claudio Michetti, nella sua Guida manuale di Viareggio e dei dintorni, descrive con queste parole la cappella Nelli “il monumento - anzi mausoleo - che in questo cimitero attira maggiormente l’occhio degli ammiratori, è quello in cui verranno tumulati i componenti la famiglia Nelli; ed è posto a levante della casa mortuaria. E’ un lavoro in marmo scuro con ornati a raschiatura, eretto a tempietto quadrangolare, la cui cupola è sorretta da archi e da quattro pilastri, e di rimpetto a ciascun pilastro, una colonna d’ordine corintio sorregge agli angoli la bella cornice ed una statua. Sotto a questo magnifico tempietto è posto il sepolcro, anch’esso tutto dì marmo […] Chi recapita in Viareggio, dovrebbe recarsi al cimitero suburbano se non altro per ammirare questa tomba sontuosissima, alta metri 10; la quale non solo potrebbe stare in Firenze alla necropoli di S. Miniato al Monte e a Staglieno, ma ben anco ne’ primissimi camposanti del globo… “1.
La sontuosa architettura del sepolcro Nelli [s. 2/A] documenta l’esordio del percorso del viale delle cappelle gentilizie nel Cimitero Comunale di Viareggio.
La richiesta presentata nell’ottobre del 1889 da Ferdinando Nelli, volta ad acquisire un piccolo lotto di terreno per realizzare il monumento di famiglia, impone all’Amministrazione Comunale, che fino a quel momento non prevedeva nel proprio “Regolamento pel servizio mortuario del Comune” (1888) la concessione di aree all’interno del cimitero, di prendere in esame la domanda.
Per elaborare un’idonea soluzione la Giunta incarica l’ingegnere comunale Goffredo Fantini, personaggio emblematico nella storia urbanistica e architettonica della nostra città sin dal 1890, quando vince il concorso come responsabile del settore tecnico del Comune, indetto dopo la scomparsa, nel marzo 1889, dell’ingegnere comunale Ermanno Nesi.
Il Fantini propone di destinare alcune aree alla sistemazione di cappelle funerarie “una in forma di chiostro circondato dalle cappelle comunali in parte già edificate, l’altra quasi in forma di giardino decorato da monumenti funebri di vario genere. Non poco abbellimento sarebbe al Cimitero dalla costruzione di tali opere quando siano bene intese, appropriate allo scopo e di buone proporzioni”2. A tale proposta consegue, nel 1891, l’approvazione del “Regolamento edilizio del cimitero urbano” redatto dall’Ufficio tecnico comunale, nel quale vengono prescritte le regole per la costruzione dei monumenti funebri3.
Si apre per la città una nuova fase nella quale emerge fortemente la professionalità del giovane ingegnere nato a Bologna il 1857 e morto a nel Viareggio 1923; professionista colto, con laurea in ingegneria conseguita presso l’Università degli Studi di Bologna, Fantini con la sua attività professionale ha saputo interpretare il processo di sviluppo urbanistico e architettonico di Viareggio, sia come cultore di modelli costruttivi, sia come portavoce delle nuove esigenze amministrative.
Nel periodo a cavallo tra Ottocento e Novecento l’Amministrazione comunale si stava adoperando fattivamente per affermare la propria vocazione balneare attraverso miglioramenti edilizi per accogliere gli ospiti “fiore della società italiana e straniera”; si trattava di pregevoli interventi, illustrati nel bellissimo supplemento del quotidiano “Il Secolo”, “Le Cento Città d’Italia”, nel quale vengono descritti minuziosamente i principali siti del lungomare, magnificando la città e la sua incantevole spiaggia come luogo consacrato “alla salute del corpo e dello spirito, così di giorno come di sera”.
Nella comprensione delle nuove esigenze dettate dallo sviluppo demografico Fantini realizza, nella sua trentennale attività viareggina, vari progetti architettonici tra i quali il nuovo ospedale cittadino (1884), il villino Borbone Del Prete dove oggi si trova l’American hotel in piazza Mazzini, il Grand Hotel Regina (1902-1903), la villa Rospigliosi e il villino Amor omnia vincit4(1907) sul viale Carducci, ed infine, il Villino Bernardini Von Grabau (1908), in via Garibaldi.
Con la elaborazione del Piano Regolatore, nel 1910, l’ingegnere cerca di rispondere alla necessità di razionalizzare lo sviluppo urbanistico, trasformando il paesaggio litoraneo, al fine di  rendere il percorso del viale a mare vero e proprio punto di riferimento della vita balneare. La città viene via via arricchita di stabilimenti, di strutture ricettive, di fontane, di giardini ordinatamente disposti e di nuove strutture residenziali: ville e villini.
Nel fervore costruttivo di primo Novecento Fantini è autore del primo padiglione ligneo del Gran Caffè Margherita come documenta “L’Unione Versiliese” del 1902, mentre nel 1910, oltre al Piano Regolatore, disegna anche la villa dell’avvocato Celati, trasformata successivamente nel più noto hotel Astor - oggi distrutto -, e  le Scuole Lambruschini, primo istituto scolastico della città. Un’altra significativa realizzazione è la progettazione del Select hotel, oggi Principe di Piemonte5, per il conte de Micheli, nel 1921.
Cultura storica, sensibilità artistica e conoscenza tecnica sono le peculiarità distintive della programmazione architettonica di Fantini, requisiti che il professionista esplica nelle principali soluzioni progettuali elaborate nel Cimitero Comunale anche per l’Ossario [s. 4/A] e le cappelle Raffaelli [s. 3/A], Del Prete [s. 6/A] e Auteri [s. 24/A].
La scelta di adottare lo stile neo-storicistico monumentale per la ideazione di queste strutture viene condizionata dalla presenza della Cappella Nelli [s. 2/A]; in particolare tale motivazione viene puntualizzata, proprio dal Fantini, in occasione della realizzazione della adiacente cappella Raffaelli: “La spesa doveva contenersi in limiti modesti, ma si voleva al tempo stesso che la cappella non sfigurasse di fronte al vicino monumento Nelli, costruito sul tipo di edicola progettata dal cav. Luigi Del Sarto per la copertura del monumento Demidoff a Firenze, e reso più fastoso da una pesante cupola di bardiglio massiccio con il resto del monumento…”5.
Per la cappella Raffaelli6 [s. 3/A], Fantini oppone alla grandiosità “bigio-ferrigna” del monumento Nelli, la grazia e l’eleganza del marmo bianco latteo e l’armonia e l’ordine dello stile rinascimentale italiano; in particolare i modelli di riferimento cui si ispira sono il monumento del cardinal Basso in Santa Maria del Popolo a Roma, realizzato dalla scuola del Bregno, e il monumento Vendramin nella chiesa dei Frati a Venezia.
Stile medievale, connesso ad elementi di carattere anglosassone, caratterizzano la scelta progettuale adottata per la cappella Auteri [s. 24/A], costruita nel reparto acattolico del cimitero per il marchese fiorentino Lodovico Auteri.
La struttura in mattoni a vista, caratterizzata da colonne e da cornici in marmo bianco di Carrara, restituisce la delicata policromia, esaltata dai laterizi turchini della trifora e dalle vetrate a rubli antichi. Effetto che oggi, a causa del cattivo stato di conservazione, possiamo apprezzare soltanto nella foto d’epoca edita nel periodico «L’Edilizia Moderna»7.
L’attenzione e la cura con la quale ogni cappella gentilizia viene progettata dal Fantini denota, oltre la competenza tecnica, una profonda cultura storico-artistica dichiarata dall’accurata scelta stilistica diretta a soddisfare le esigenze della committenza. Il disegno dei prospetti di ciascuna opera mostra, con la cadenza delle aperture modulate nel corrispondente rigore della gerarchia degli ordini, il motivo della centralità accentuato dagli effetti plastici degli elementi strutturali.
Monumentalità che si connette, con inclinazioni e vocazioni chiaramente diverse, a quella delle strutture ricettive e delle dimore residenziali progettate dall’ingegnere in città per la prestigiosa committenza altolocata.
Un’ulteriore peculiarità da sottolineare nella progettazione di Fantini è la singolare considerazione rivolta alla sistemazione del verde. La suggestiva immagine del viale, restituita dalla rara cartolina d’epoca, dichiara un’ordinata sistemazione planimetrica che esalta l’allineamento delle cappelle corredate da aiuole regolari e da una ricca varietà di palme e palmizi che nella loro disposizione mettono in risalto l’eterogeneità formale e stilistica delle architetture, rimarcando il carattere sacro del luogo; il tutto secondo una concezione affine a quella anglosassone che propone una visione naturalistica nella quale l’architettura assume il carattere di semplice segnale di memoria.
Da questa ricerca emerge in modo preponderante il ruolo fondamentale svolto dall’ingegnere Goffredo Fantini; le sue opere, connotate da una consolidata interpretazione dello storicismo di matrice ottocentesca, disegnano una ideale cesura tra Ottocento e Novecento, tra il vecchio e il nuovo, ed in particolare documentano una originale pagina della nostra storia architettonica che oggi possiamo ammirare soltanto nel Cimitero Comunale.

Le guide turistiche del Novecento mettono in luce i segni emblematici della modernità della città, in particolare la guida di Francesco Lenci segnala che Viareggio “ non ha da dimostrare al visitatore né i giganteschi templi testimoni della pietà degli avi, né austeri palazzi risuonanti un tempo d’armi e di canti, né torri merlate a difesa del comune e del signore, nulla di quel medioevo, di quella rinascenza che entusiasti ammiriamo nelle vicine città toscana, perché è città eminentemente moderna”8.
La modernità di Viareggio è caratterizzata dai viali rettilinei, dalle ampie strade, dalla salubrità del luogo, dalle nuove tipologie architettoniche eclettiche e Liberty che sul percorso litoraneo mostrano forme sinuose e vivaci colori in simbiosi con la varietà del paesaggio. La città diventa teatro di sperimentazione, luogo d’elezione, in cui architetti e capomastri disegnano case, ville, villini, strutture ricettive e d’intrattenimento secondo schemi trascritti dai movimenti d’avanguardia.
Al fervore costruttivo e all’adesione del nuovo linguaggio architettonico e decorativo moderno sono correlate, in un continuum stilistico, le architetture funebri del Cimitero Comunale.
Un repertorio ben noto ai progettisti riprodotto e diffuso anche nei numerosi cataloghi che circolavano tra gli addetti ai lavori, come il supplemento “Disegni e Progetti di Cappelle Funerarie” edito da “L’Artista Moderno” di Torino, fondamentale rivista specialistica che, oltre a segnalare altre pubblicazioni del settore, divulga un ricco campionario di edifici funebri realizzati dai maggiori architetti nei più importanti cimiteri italiani.
Anche se nel panorama italiano l’esordio del Novecento vede l’affermarsi dello stile Liberty, sancito con la grande Esposizione Internazionale di Torino del 1902, per molto tempo ancora nel cimitero, così come in città, si osserva il persistere, da parte di alcuni architetti e progettisti, dell’adozione dello stile neo-storicistico. Appartengono a questa tipologia le cappelle Picco e Pilotti [s. 22/A] del laboratorio Beretta e Morescalchi, dei Padri Serviti [s. 21/A], Benassi, Fornaciari [s. 23/A], entrambe progettate dal capomastro Paolo Gemignani, connotate tutte dalla severa simmetria neo-rinascimentale, così come la progettazione di Alessandro Lippi per la cappellina delle Serve di Maria del 1911.
Il debutto del Liberty nel cimitero comunale avviene nel 1909 ad opera del laboratorio Carlo Nicoli di Carrara che realizza la cappella della famiglia Garrè (s. 20/A). Il mausoleo è l’opera più suggestiva ed emblematica del cimitero monumentale: il grande angelo custode che sormonta il sepolcro, gli elementi decorativi e lo schema compositivo complessivo, inclusi i minimi dettagli esornativi, creano un’architettura commemorativa perfettamente rispondente al nuovo linguaggio sperimentale attraverso un’interpretazione che rifugge gli stili storici del passato, ma attinge forme e modelli dal repertorio Liberty.
Nella guida “Viareggio Illustrata” Luigi Gravina descrive il cimitero come “una bella e moderna opera di civiltà e di pietà”9, riconosce quindi il profondo valore culturale connesso alla storia delle generazioni, dell’architettura e della scultura.
Il viale del ricordo espone, come un museo all’aperto, la storia di famiglie locali e di quelle che hanno eletto Viareggio come sede ultima della loro esistenza. Ne è l’esempio il sepolcreto Burlamacchi Manzi [s. 10/A], avvolto da un’impalpabile misticismo, nel quale quattro palme formano una suggestiva architettura vegetale che circoscrive il sepolcro della scrittrice Lucy Lang Burlamacchi, nata a Calcutta nel 1844; il riferimento simbolico alla gloria e all’immortalità dell’anima viene stigmatizzato con la frase Je revendrai incisa nella pietra.
I protagonisti del Novecento, autori delle cappelle selezionale in questo itinerario della memoria, sono i capomastri e gli architetti della nuova Viareggio; oltre ai nomi già citati, troviamo Oreste Lenci, Serafino Ramacciotti, Giuseppe Gemignani, Dino Dini, Alfredo Belluomini, Federigo Severini, Ario Morandi, Mario Spremolla.

Il capomastro Giuseppe Gemignani firma, nel 1923, una bellissima assonometria acquerellata della cappellina Gherardini [s. 16/A]. L’imponente e massiccia struttura dichiara l’adesione al linguaggio modernista, in particolare nell’impiego di materiali diversi come il mattone a vista, il marmo, i ferri battuti, che creano con la loro distribuzione un’armonica composizione e un suggestivo effetto scenografico, anche se oggi non più individuabile. L’attività di Gemignani, come quella di molti capomastri locali, è intensa e produttiva, come quella del collega Oreste Lenci che firma, nel 1924, il progetto della cappella Batori, oggi Russo [s. 8/A]. Lenci è uno dei maggiori capomastri di Viareggio dei primi anni del Novecento; insieme a Giovan Battista Magagna e altri giovani costruttori crea un’impresa di capomastri associati. Numerose le realizzazioni di ville e villini ancora visibili in città; in particolare è ancora suggestivo il villino “Il Guscio” in via D’Annunzio. La Cappellina Batori, capillarmente descritta nel progetto conservato nell’archivio storico, propone una struttura simile ad una piccola chiesetta neomedievale con i paramenti disegnati a finta pietra e, nella lunetta, la raffigurazione di un croce dipinta, opera del decoratore Agostino Pistelli
Non poteva mancare, in questa rassegna di progettisti, un altro protagonista della storia architettonica di Viareggio, l’architetto- ingegnere Alfredo Belluomini che firma i progetti delle cappelline Carresi [s. 7/A] del 1924 e Rosano [s. 14/A], del 1930.
Per l’imprenditore fiorentino Giustino Carresi, Belluomini realizza una struttura massiccia di chiara impronta neorinascimentale, connotata, nella parte superiore, da trifore che conferiscono leggerezza alla possente architettura nella quale gli elementi esornativi rimandano alle decorazioni che l’architetto viareggino adotta con modalità ricorrenti nei suoi disegni.
Per la cappella della famiglia Rosano, per la quale l’architetto aveva curato insieme a Galileo Chini la ristrutturazione del villino in piazza d’Azeglio, elabora una tipologia architettonica derivante da un ravvisabile richiamo all’architettura religiosa di matrice neomedievale. Il progetto conservato nell’archivio comunale denota un accurato disegno capillarmente puntualizzato nei minimi dettagli. La cappella costruita all’estremità del viale, realizza, per chi accede dall’ingresso laterale del cimitero – via Aurelia –, una quinta scenografica di grande effetto, come lo stesso Belluomini illustra nella “Veduta dello sfondo del viale con la nuova cappella” allegata al progetto.
Nel 1929 Serafino Ramacciotti firma il progetto della cappella Del Papa [s. 11/A]. La struttura, in mattoni e pietra, costituisce un pregevole esempio di architettura razionalista nella quale l’elemento attraente è costituito dall’apparato scultoreo in bronzo, realizzato dall’artista lucchese Giuseppe Baccelli, disposto simbolicamente ai lati dell’ingresso: a sinistra la mater dolorosa e a destra Cristo benedicente con una dolente.
Cronologicamente concludono questa rassegna le cappelle Cioni [ s. 15/A] del 1930, Morandi [s.13/A] del 1932 e Spremolla [s. 12/A] del 1935.
Tre diverse interpretazioni: la prima, di autore anonimo, restituisce forme e modelli desunti dai repertori in uso tra gli specialisti di settore: il liberty e il déco sono “costretti” entro una possente architettura in pietra. La cappella Morandi viene commissionata da Paolo Morandi, fondatore del Café-chantant Eden, e progettata dall’architetto Ario Morandi, vero autore del cinema-teatro Eden da molti attribuito erroneamente all’architetto Belluomini. La cappella, della famosa famiglia, viareggina, presenta una sobria struttura connotata da un prospetto impreziosito da un mosaico che incornicia la vetrata raffigurante una croce.
All’interno della cappella Spremolla, progettata dall’architetto Mario Spremolla in occasione della prematura scomparsa del fratello Gaetano, campeggia una vetrata effigiante un Cristo, realizzata dalla manifattura Chini di Borgo San Lorenzo. La struttura, qualificata da un paramento in travertino, presenta un prospetto  caratterizzato, nella parte superiore, dalla disposizione simmetrica di angeli che sorreggono simbolicamente la lampada votiva, opera dello scultore napoletano Luigi de Luca.
Nella descrizione fin qui delineata appare visibile l’amore e la devozione che ogni famiglia ha per i suoi cari; questa accuratezza rimanda alla riflessione dell’architetto Robert Auzelle estratta dall’opera Dernières demeures, dedicata all’architettura funeraria: “L’uomo è d’istinto un architetto improvvisato, al punto che la sua sistemazione nell’aldilà e la sua casa eterna lo preoccupano quanto la sua abitazione sulla terra”10.
Con le opere fin qui descritte e con quelle presenti nelle schede descrittive allegate, è possibile così tracciare un itinerario architettonico esemplare, in movimento tra tipologie e livelli artistici diversi, a partire dall’ultimo decennio dell’Ottocento fino agli anni Trenta del Novecento; in esso può riscontrarsi sempre la profonda coerenza di un approccio culturale e di un linguaggio fusi in un “comune sentire”, allora pienamente operante, e che la sensibilità moderna, non riuscendo più a produrre,  può ormai solo ammirare.

 

Note
1 – C. Michetti, Guida Maunale di Viareggio e dei dintorni , Viareggio 1893, pp. 95-96
2 – Comune di Viareggio, ufficio Tecnico, 5 ottobre 1890.
3 – Per questo argomenti si rimanda alla puntuale descrizione di S. Boldrini, C. Giorgetti, Origine e sviluppo topografico del Cimitero comunale di Viareggio, in Il Cimitero comunale di Viareggio. Storia, tradizione, arte, Quaderni di Storia e Cultura Viareggina n. 1 , Istituto Storico lucchese, Sezione Viareggio, Lucca 2000, pp. 23-39.
4 - Si veda A. Belluomini Pucci, Un museo all’aperto: la ceramica di Galileo Chini nell’esposizione permanente della città di Viareggio, in G. Borella, A. Serafini, (a cura di ), La Costruzione della Versilia, Firenze 200, pp. 154-163.
5 – A. Belluomini Pucci, Il Principe di Piemonte. Storia di un Grand Hotel, in A. Belluomini Pucci, G. Borella, Principe di Piemonte, Viareggio 2004.
6 – Cappella Raffaelli nel Cimitero di Viareggio, in «L’Edilizia Moderna»,  ottobre 1899.
7 - Edicola funeraria Auteri nel Cimitero di Viareggio, , in «L’Edilizia Moderna», novembre 1907.
8 - F. Lenci, Viareggio e dintorni, la storia, i luoghi e il clima, Pisa 1911, p. 35.
9 – L- Gravina, Viareggio illustrata, Viareggio 1920, p.63
10 – R. L. G. Auzelle, (Coulommiers 1913 - Parigi 1983) architetto, pubblica, nel 1965, Dernières demeures. Conception, composition, réalisation du cimitière contemporain.